Up patriots to arms

Siamo entrati in guerra, ché di guerra si stratta. Lo abbiamo fatto à l’italiana: con estrema prudenza e un po’ controvoglia. Ma ci siamo entrati.

Ufficialmente, c’è da combattere un dittatore; un signorotto che, fino a ieri l’altro, veniva riverito dall’universo mondo e giammai qualificato come satrapo. Anzi. Era il “leader libico”, il capo della Jamahirya. Una persona cui le cancellerie di mezzo mondo ritenevano opportuno leccare il culo e senza alcun ritegno. D’altra parte, tornava utile: garantiva approvvigionamenti petroliferi e, in più, rappresentava un argine contro eventuali derive islamiste in quel fazzoletto d‘Africa. Pazienza, dunque, se non fosse proprio una personcina costumata e rispettosa dei Diritti della Persona. Quest’ultimi, in fondo, son poca roba, e “altamente negoziabile”, se confrontati ad altro di ben più “concreto”.

Fatto sta che il Beduino, dalla sera alla mattina, s’è trovato a fronteggiare una rivolta interna: giovani, e non solo, scesi in piazza a manifestare contro di lui e a chiederne le dimissioni. Il Nostro ha risposto come era facile immaginare: “’Sticazzi!”; e, con tutti i mezzi a sua disposizione, ha provveduto a purgare gli insorti e a ridimensionarne le velleità pseudo-democratiche; come altre volte magari era già accaduto, e senza che la cosa provocasse sconcerto alcuno nella Comunità dei Novelli Benpensanti e Volenterosi.

Siamo entrati in guerra, dunque, ché i dittatori – c’han detto – son cosa brutta assai e vanno spodestati. Pazienza ve ne siano tanti contro cui nessuno ha mai proferito verbo: Castro e Chavez, evidentemente, son due galantuomini che solo ai coglioni come il sottoscritto paiono macellai.

C’è da esportare la democrazia, c’hanno detto. O meglio: c’è da trasportarla. Ch’essa, in tutto e per tutto, è null’altro che un’infrastruttura; molto versatile, per di più, e che ben s’adatta a qualunque paesaggio. Ci sono i cammelli e le palme come sfondo? Manca qualsiasi tipo di bourgeoisie? E va benissimo lo stesso: è sufficiente tinteggiarla di rosso sangue, ché sennò non si vede bene, e poi funzionerà alla grandissima. Bum bum, taratatà: ecco a voi la Libertà. Lo scrigno magico che tutto contiene e che più ricca non smette di render l’umanità. Pazienza che certuni pensano essa serva solo ad imporsi contro le tribù rivali, onde sterminarle. Pazienza, ancora, cert’altri pensano essa serva solo da grimaldello per instaurare una scintillante Repubblica Islamista (che, notoriamente, ovunque s’insedi si dimostra rispettosa delle Libertà). Pazienza, poi, essa possa attecchire soltanto lì dove nasca da un anelito dello spirito e da una diffusa condivisione di ben precisi – e per nulla assoluti – valori; i quali, per essere apprezzati ed amati, per di più, vanno compresi, sentiti e ritenuti giusti e sacri; e di certo non possono essere inculcati da uno straniero venuto a vendere caramelle in cambio di oro nero.

Democrazia, Diritti e Libertà. Siamo in guerra per difenderli e diffonderli. Ché noi occidentali, è noto, ne siamo i custodi esclusivi. Ne deteniamo il copyright.

Si prenda l’Italia, patria del Diritto e dei Diritti. Siamo così evoluti che ci si preoccupa anche della sorte degli animali di cui ci cibiamo. Li consideriamo sacri. Fior fiori di giuristi, animalisti e cristiani a cavillare sui diritti dell’astice: e mica lo si può uccidere bollendolo? E mica lo si può mantenere fresco con qualche scossettina? È una tortura, perdindirindina; un’autentica brutalità! Pazienza che l’astice non abbia una corteccia cerebrale come quella di noi scimpanzé antropomorfi, né molto altro ancora, e che dunque non possa – scientia dixit – sentir dolore. Che ce frega? I Diritti, per noi occidentali italici, sono assoluti. Lo sono a tal punto, ad esempio, che ci preoccupiamo molto – eccome – del fatto d’essere multati, dalla Corte Europea di Strasburgo, per violazione dei diritti umani, a causa della lunghezza delle nostre cause civili. Non ci dormiamo la notte! Così come non ci diamo pace per il fatto di torturare, contrattamenti inumani e degradanti”, migliaia di nostri connazionali ammonticchiandoli, neanche fossero luride bestie, in stanze che ne potrebbero ospitare meno della metà, e che sono ubicate in hotel denominati carceri. D’altra parte, siamo o non siamo la patria della carità cristiana e della compassione? Certo, che lo siamo.

E si vede: siamo in guerra a difendere Diritti e Libertà.

Noi, che non sappiamo garantirli nemmeno in patria.

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14 Responses to "Up patriots to arms"

  • Tommaso says:
  • camelot says:
  • MauroLib says:
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  • GG says:
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  • GG says:
  • camelot says:
  • ~jm says:
  • camelot says:
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