Il giovane di buona cultura e il rifiuto del progresso

“Un nuovo spettro si aggira per l’Italia: il giovane di buona cultura, generalmente umanistica, che contesta tutti o quasi tutti i processi d’innovazione tecnologica, soprattutto quelli che riguardano l’agricoltura, le biotecnologie, le opere d’ingegneria, nucleare e non.

Il giovane di buona cultura umanista si ritiene, naturalmente, dalla parte giusta del mondo, è di sinistra, ma non si identifica nella sinistra di partito. In effetti, a sentire le sue argomentazioni si direbbe un nostalgico del bel tempo che fu. O meglio, un reazionario, per il sospetto che nutre, fortemente nutre, per la modernità.

Il giovane è facilmente riconoscibile, insomma. È quello che se parlate di inceneritori o termovalorizzatori, si alza e contesta fortemente i dati, poi vi indica con il dito e parla delle nanoparticelle e di diossina. L’ha detto Grillo, ha sostituito la vecchia e cara frase: l’ha detto la televisione.

Il giovane umanista ha poca esperienza di chimica e di metodologia scientifica, confonde facilmente i dati e non è solito usare strumenti comparativi. Ragione per cui crede che il mondo sia incontaminato e se, per esempio, gli fai notare che una prostituta intenta a bruciare un copertone per strada produce più diossina di un inceneritore, si indigna e vi ritiene al servizio di qualche multinazionale” (Antonio Pascale, continua su Disarming the greens).



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