Il misantropo

Filinte: “Ma insomma, che c’è? Che cosa avete?”.

Alceste: “Vi prego, lasciatemi”.

Filinte: “Ma almeno ditemi per quale capriccio….”.

Alceste: “Vi ho detto di lasciarmi, e di togliervi dai piedi”.

Filinte: “Ma si ha almeno la compiacenza di ascoltare la gente”.

Alceste: “Io questa compiacenza non ce l’ho, e non ascolto nessuno”.

Filinte: “Queste scenate improvvise non riesco a capirle; e per quanto mi siate amico, sono il primo io…”.

Alceste: “Io vostro amico? Metteteci una croce sopra. Finora mi sono comportato come tale; ma dopo quello di cui vi ho visto capace, vi dichiaro in tutte le lettere che non lo sono più, e che non voglio trovar posto in un animo corrotto”.

Filinte: “Secondo voi, Alceste, sono dunque così colpevole?”.

Alceste: “Diamine, dovreste morirne di vergogna. Quello che avete fatto è imperdonabile, e un uomo d’onore dovrebbe rabbrividire al solo pensarci. Vi vedo coprire un uomo di complimenti, offrirgli le più ampie manifestazioni di affetto; al sacro fuoco dei vostri abbracci aggiungete dichiarazioni, offerte, giuramenti; e un momento dopo, quando vi chiedo chi era quell’uomo, a mala pena sapete dirmi come si chiama; come vi siete lasciati, tutto il vostro calore si è spento, e me ne parlate con assoluta indifferenza. Diamine! È una cosa indegna, vile, infame, tradire se stesso fino a questo punto; se per disgrazia fosse capitato a me di comportarmi così, andrei subito ad impiccarmi per il dispiacere”.

Filinte: “A me però non sembra che il delitto meriti la forca, e vi supplico di voler tollerare che io, colpito dalla vostra sentenza, mi faccia la grazia e tralasci, se non vi dispiace, di impiccarmi per così poco”.

Alceste: “Che spirito di cattivo gusto!”.

Filinte: “Ma, seriamente, che cosa volete che si faccia?”.

Alceste: “Voglio che la gente sia sincera, e che nessuno, da uomo d’onore, si lasci sfuggire una sola parola che non venga dal cuore”.

Filinte: “Quando uno vi viene incontro, e vi abbraccia tutto festevole, bisogna pur ripagarlo della stessa moneta; rispondere in qualche modo alle sue premure, e contraccambiare profferte e giuramenti”.

Alceste: “No, io non posso sopportare questo sistema vile, ostentato da quasi tutta questa gente alla moda; e non c’è niente che odii tanto quanto le contorsioni di questi grandi funamboli delle dichiarazioni d’amicizia, questi affabili dispensatori di frivoli abbracci, questi accattivanti dicitori di parole inutili, che con tutti fanno a gara a chi fa più cerimonie, e che trattano allo stesso modo il galantuomo e il cafone. A che cosa serve che il primo venuto vi abbracci e vi giuri eterna amicizia, fedeltà, premura, stima, affetto, e tessa di voi il più luminoso panegirico, quando si sa che farà lo stesso con l’ultimo pezzente? No, no, un’anima bennata non deve avere nulla a che fare con un’amicizia così prostituita, e si gloria di doni ben più cari che non quello di vedersi confuso con tutto l’universo. La vera stima deve fondarsi su una qualche ragione, e stimare tutti vuol dire non avere stima per nessuno. E poiché anche voi lo praticate, questo vizio alla moda, diamine!, non potete essere dei miei amici. Questa compiacenza, troppo generosa, di un cuore che non fa alcuna differenza tra merito e merito, io la rifiuto; voglio che mi si apprezzi per quel che sono; e per chiudere la questione, se uno vuol essere amico di tutto il genere umano, con me non ha nulla a che fare”.

Filinte: “Ma quando si vive in società, bisogna pur pagare il tributo di quelle piccole esteriorità che il galateo richiede”.

Alceste: “No, vi dico di no; bisognerebbe anzi punire senza pietà questo vergognoso commercio di parvenze d’amicizia. Voglio un comportamento da uomini; e che in ogni occasione, nei nostri discorsi, sia il fondo del nostro cuore a mostrarsi; che sia il cuore a parlare, e che i nostri sentimenti non si mascherino mai sotto vani complimenti”.

Filinte: “Vi sono mille circostanze nelle quali un’assoluta franchezza sarebbe ridicola e quasi imperdonabile: qualche volta, col permesso del vostro austero senso dell’onore, è giusto nascondere quello che detta il cuore. Vi parrebbe opportuno, o gentile, dire a chiunque tutto quello che pensate di lui? E nel caso che qualcuno vi riesca sgradevole e odioso, è proprio necessario dirglielo in faccia nudo e crudo?”.

Alceste: “Sì”.

Filinte: “Come? Voi andreste dalla vecchia Emilia a dirle che alla sua età è ridicolo fare la vezzosa, e che la cipria che si dà in faccia è la favola di tutti?”.

Alceste: “Senza dubbio”.

Filinte: “E a Dorilla, che è un seccatore, e che in tutta la Corte non vi è un paio d’orecchi che egli non rintroni con i racconti delle sue prodezze e degli splendori della sua casata?”.

Alceste: “Certamente”.

Filinte: “Voi scherzate”.

Alceste: “Non scherzo affatto, e sotto questo profilo non risparmio nessuno. Queste cose mi danno fastidio; e dappertutto, tra nobili e borghesi, trovo continue occasioni di riscaldarmi la bile: vedo gli uomini vivere tra loro come vivono, e cado allora in un umore nero, in una collera profonda. Non vedo che adulazione vile, ingiustizia, interesse, tradimento, intrigo. Non resisto, divento pazzo, e il mio impulso è quello di prendere a schiaffi l’intero genere umano”.

Filinte: “Questa collera filosofica è un po’ troppo selvaggia. Questi neri furori mi fanno sorridere, perché mi sembra di vedere in noi due, educati allo stesso modo, quei due fratelli della Scuola dei mariti, in cui…”.

Alceste: “Mio Dio, lasciate perdere questi stupidi paragoni!”.

Filinte: “No: voi piuttosto, e seriamente, smettetela con queste ripicche. Non è per le vostre premure che il mondo cambierà; e visto che la franchezza ha per voi tanto fascino, vi dirò francamente che questa vostra malattia, dovunque andiate, diventa una farsa, e che tanta collera contro gli usi del mondo vi rende ridicolo agli occhi di un sacco di gente”.

Alceste: “Tanto meglio, perbacco!, tanto meglio: è quello che chiedo. Per me questo è un ottimo segno, e ne sono felice: tutti gli uomini mi sono odiosi a tal punto che mi seccherebbe molto esser giudicato saggio da loro”.

Il misantropo, Molière.

(Continua).



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