La débâcle è colpa dei “berlusconiani senza un perché” (e non solo di Silvio). Adesso vadano fora da i ball!

Il berlusconismo, ieri, ha subito un brutto colpo e, in ragion di ciò, la sua fine è probabile sia più vicina.

E, tuttavia, attribuire la responsabilità della débâcle elettorale al solo Berlusconi – ai suoi vizi pubblici e privati; alla sua inconcludenza politica; al suo essere solo un pifferaio magico tutto-chiacchiere-e-niente-fatti -, appare oltremodo disonesto, oltreché impreciso.

No. Sul banco degli imputati non può finire solo il Satiro di Arcore: sarebbe troppo comodo. È giusto vengano messe sotto processo anche numerose grandissime teste di cazzo: presenti in Parlamento, ai vertici del Pdl, nelle redazioni dei quotidiani d’area e finanche nella cosiddetta, ed insignificante, blogosfera di centrodestra. Teste di cazzo che sono tutte responsabili non già solo della semplice fine di Silvio – ché, se fosse solo questa in discussione, ci sarebbe davvero poco di cui rattristarsi e molto di cui gioire: in fin dei conti, morto un Papi se n’è sempre fatto un altro -, ma anche della decomposizione del centrodestra, quale sempre è stato negli ultimi 17 anni, e della sua trasformazione da aggregazione liberal-conservatrice (solo a chiacchiere) in coalizione clericofascista o di centrosinistra moderato (in politica economica) e demastriano (sui temi eticamente sensibili). Teste di cazzo che, in poche parole, hanno consentito il berlusconismo delle origini – quello della Rivoluzione liberale e laica – si pervertisse e divenisse altro da sé: pura merda in salsa autocratica.

Questi grandissimi fallocefali hanno tutti, dal primo all’ultimo, determinato il bagno di sangue di ieri. Che è dovuto, e lo hanno capito finanche i mammasantissima del Pdl e della Lega (incredibile dictu), a poche questioni riassumibili in una: la mancata riduzione delle tasse (ma va‘!).

Ecco. Negli ultimi due anni, un esercito di pirla senza un grammo di cervello – i Feltri, i Belpietro, gli Stracquadanio, i Sacconi, i Sallusti, i Giancarlo Perna, gli Osvaldo Napoli, i Franco Bechis, i Mario Sechi: gente cui dovrebbe essere demandata, per manifesta incapacità a far qualunque altra cosa, esclusivamente la pulizia delle latrine presenti nelle discoteche -, invece di aiutare Berlusconi ed il centrodestra; invece di suggerir loro, un giorno sì e l’altro pure, di tener fede agli impegni presi con gli elettori, ché sennò prima o poi sarebbero arrivati i problemi in cabina elettorale; invece di agire da amici veri – che son solo quelli che quando fai una cosa sbagliata te lo dicono apertis verbis e senza giri di parole: mica ti leccano il culo se fai errori; non sono tuoi nemici! -, hanno solo e soltanto provato a difendere ogni scelta del Cavaliere: anche la più masochistica.

Nulla hanno detto, ad esempio, contro le norme da stato di Polizia tributaria – à la Visco – varate da Tremonti. Pensavano forse che gli elettori, che votano sempre e solo col portafogli (tutti!), non le avrebbero scoperte, prima o poi? Cazzoni.

Nulla hanno detto contro la mancata soppressione delle Province promessa da Silvio in campagna elettorale. Pensavano forse che gli elettori di centrodestra – che vogliono tutti “meno stato e più mercato” – non avrebbero avuto da ridire contro questo dietrofront? Cazzoni.

Nulla hanno detto contro le mancate privatizzazioni e liberalizzazioni di cui si faceva parola nel programma elettorale del Pdl; ed anzi hanno anche raccontato dettagliatamente perché non si procedeva a vendere le partecipazioni societarie detenute dallo stato (roba di poltrone da dare gli amici). Pensavano forse che gli elettori di centrodestra non si sarebbero incazzati come iene per il fatto che non si stesse procedendo alla riduzione dello stock di debito ed al rilancio dell‘economia, in una fase in cui, per di più, i mercati finanziari planetari erano sotto shock per il rischio default? Cazzoni.

Nulla hanno detto quando è apparso chiaro cosa intendessero fare lor signori leghisti: un Federalismo fiscale purchessia, contenente patrimoniali varie contro imprenditori e professionisti; un Federalismo che avrebbe previsto un bel salasso fiscale e che, infine, avrebbe reso impossibile la riduzione delle tasse in questa legislatura. Lo hanno anche riferito, ma senza protestare: «Il Cavaliere è stato categorico, soprattutto dopo che gli hanno spiegato nel dettaglio perché per abbassare la pressione fiscale bisognava attendere “l’entrata a regime del federalismo fiscale”. Che, tradotto, significa la prossima legislatura, anno 2013» (il Giornale, 3 novembre 2009). O ne hanno letto: «La riforma non può significare la riduzione delle tasse. Non esiste, e Berlusconi lo sa» (Giulio Tremonti, Corriere della Sera, 12 aprile 2011).

Pensavano forse che gli elettori di centrodestra non le avrebbero lette, queste notizie, o avrebbero gradito la presa per i fondelli? Cazzoni.

Nulla hanno detto, ancora, quando s’è scoperto che la Riforma della pubblica amministrazione, targata Renato Brunetta, sarebbe rimasta lettera morta per mancanza di fondi; come, almeno in parte, anche la detassazione dei premi di produttività. Pensavano, anche in questo caso, che gli elettori di centrodestra non se ne sarebbero accorti? Cazzoni.

Ecco. Negli ultimi due anni, i pirla succitati hanno fatto di tutto, ma proprio di tutto, non solo per uccidere politicamente Berlusconi – secondandone ogni scelta, anche la più suicida -, ma anche per distruggere l’intero centrodestra. E ci sono riusciti alla grandissima: il Pdl perde voti così come la Lega (e Fli va male).

In più, si è avallata un’espulsione (quella di Fini e dei suoi) e si è contribuito, chissà per quanto tempo, a mettere fine alla “unità politica dei moderati” (almeno per come l‘abbiamo conosciuta dal ‘94 in poi).

Se solo avessero aperto bocca; se solo si fossero opposti, ed energicamente, ai tanti provvedimenti (varati da questo esecutivo) che di liberale non avevano una mazza e che, era facile prevederlo, avrebbero procurato nocumento al centrodestra; se solo avessero alzato la voce per ricordare a Silvio e ai suoi che c’era da rispettare un programma e che una coalizione di centrodestra non dice e non fa cose di sinistra; se solo si fossero comportati da leali amici, e non da servi idioti, oggi non ci troveremmo sotto le macerie; e due città-simbolo – Napoli e Milano – non sarebbero state consegnate a persone del tutto inadatte a governarle.

Totò diceva: signori si nasce e cretini si muore.

E io mi meraviglio che i pirla di cui sopra siano ancora in vita. Come i loro compari presenti in Rete.

(E il peggio deve ancora venire).



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18 Responses to "La débâcle è colpa dei “berlusconiani senza un perché” (e non solo di Silvio). Adesso vadano fora da i ball!"

  • Fabio Giampaoli says:
  • Claps says:
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  • camelot says:
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  • Marco Paperini says:
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  • Marco Paperini says:
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