Orgasmo liberale (a metà)

Di tanto in tanto, ancora oggi, qualcuno che ci dia delle gran soddisfazioni lo si trova. Anche nell’attuale compagine di governo.

È il caso, ad esempio, del Ministro Giancarlo Galan; la cui analisi sulle ragioni della sconfitta del centrodestra, alle ultime amministrative, ci pare più che condivisibile:

«Se abbiamo perso il favore, la simpatia e la fiducia della nostra gente non è per la questione meridionale o settentrionale, ma per la questione liberale (…)» .

«Non abbiamo mantenuto i patti, abbiamo dimenticato i nostri stessi principi e trascurato l’azione economica (…)» .

«Il consenso non lo si mantiene strozzando l’economia ed eliminando le libertà».

«Siamo scesi in campo per fare meno regole e invece ci siamo messi a regolare anche gli ultimi minuti della vita di un uomo. Chi l’ha deciso, Sacconi? Quella legge colpisce la mia sensibilità laica».

Bravo, bravo e bravo. Parole sacrosanti.

Ci si chiede, però, se sia lo stesso Giancarlo Galan che ha lasciato un buco di bilancio da 1 miliardo di euro in eredità al cattocomunista – o clericofascista, che è la stessa cosa – Luca Zaia.

È la stessa persona?



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