Poche (e scontate) certezze

Dopo il voto referendario, un vero e proprio tsunami, residuano ben poche certezze.

La prima, è che i proprietari di Ferrari e Bentley potranno continuare a lavare gratuitamente le proprie autovetture con l’acqua “pubblica” gentilmente offerta e pagata dai pensionati al minimo. Come sin qui hanno sempre fatto. E come non avviene in alcun’altra parte al mondo.

La seconda, è che le fasce meno abbienti della popolazione saranno sottoposte, da qui ad un triennio, ad un bel salasso fiscale. Mancano all’appello, infatti, 64 miliardi di euro per fare improcrastinabili investimenti nel settore idrico; e, siccome s’è voluto rinunciare all’apporto dei privati, che quell’onere economico si sarebbero accollati, questi soldi andranno reperiti in altra maniera, ovvero al solito modo: aumentando le tasse. D’altra parte, “nessun pasto è mai gratuito”. Checché ne dicano i comunisti. A pagare è sempre e solo il contribuente.

La terza, è che i partiti seguiteranno a gestire le municipalizzate, incaricate in via esclusiva di erogare i servizi pubblici locali, come fossero dei feudi privati: riempiendole di amanti, zoccole, amici, cugini minus habens, figli fallocefali ed altra ed inutile umanità. E a pagarne le conseguenze, more solito, saranno in primis i contribuenti più disagiati.

La quarta, è che rinunciando al Nucleare si è fatto un favore alle cricche affaristiche, alla Mafia dei Messina Denaro e alle lobby dell’eolico e del fotovoltaico, che, avendo investito un bel mucchio di quattrini nelle “energie rinnovabili”, poco avrebbero gradito la concorrenza di un’ulteriore fonte “interna” d’approvvigionamento energetico; in quanto essa avrebbe assottigliato – e di molto – i loro munifici guadagni garantiti da una sorta di “condizione monopolistica”. Per non parlare del fatto che, con la medesima rinuncia, s’è scelto di continuare a pagare bollette oltremodo salate e di dipendere, da qui all’eternità, perché le rinnovabili da non sole non bastano a garantire l’autosufficienza energetica, da nazioni estere.

La quinta, è che il Cattolicesimo di Santa Romana Ecclesia – non il Cristianesimo delle “Chiese riformate” – è incompatibile con le istanze liberal-conservatrici. Il Santo Padre, le gerarchie ecclesiastiche, le Acli, nonché torme di pretonzoli ed associazioni religiose varie, infatti, hanno dato un fortissimo contributo all’affossamento dei quesiti sull’acqua e sul Nucleare; dimostrando, una volta ancora, quanto, almeno su certi temi, i cattolici e i comunisti la pensino allo stesso modo.

La sesta ed ultima certezza è che Berlusconi è arrivato irrimediabilmente al capolinea. Oramai, infatti, risulta indigesto anche a moltissimi elettori di centrodestra; a tal punto, che – e lo hanno dimostrato sia contribuendo alla vittoria di De Magistris e Pisapia, sia consegnando, domenica e lunedì, chissà quanti milioni di schede crociate con un -, pur di toglierselo dalle palle, sono finanche disposti a fare un danno a se stessi.

Quanto tempo dovrà passare, ancora, prima che Silvio capisca che deve fare un passo indietro?



Tags: ,

18 Responses to "Poche (e scontate) certezze"

  • Grendel says:
  • Fra says:
  • Claps says:
  • Zerb says:
  • marmando says:
  • Zerb says:
  • MauroLIB says:
  • camelot says:
  • camelot says:
  • camelot says:
  • camelot says:
  • camelot says:
  • camelot says:
  • Fra says:
  • camelot says:
  • Zerb says:
Leave a Comment