La P4 non esiste: lo ha decretato, sei giorni fa, il Gip del caso Bisignani

Stamane, a leggere il Corriere della Sera quasi mi sono commosso. Infatti, dopo una settimana passata a raccontare ai propri lettori innumerevoli inesattezze e a criminalizzare una persona la quale, a norma di Costituzione, pur essendo indagata è innocente fino a prova del contrario, il quotidiano di Via Solferino s’è degnato finalmente di fornire un’informazione corretta in relazione all’affaire P4: Luigi Bisignani, allo stato, è indagato “soltanto” per favoreggiamento semplice e violazione del segreto istruttorio, e non già anche – come avrebbero voluto i Pm Woodcock e Curcio, in questo non assecondati dal Gip Luigi Giordano – per associazione a delinquere e violazione della legge Anselmi.

Ancora più chiaramente: il giudice delle indagini preliminari, nel convalidare la richiesta d’arresto ai danni di Bisignani (ed altri coimputati) presentata dalla pubblica accusa, ha cassato parte dei capi d’imputazione formulati da quest’ultima; segnatamente quelli di maggior rilievo penale (e mediatico). Nel fare questo, quindi, lo stesso ha ritenuto del tutto infondate le accuse riguardanti la costituzione, ad opera del Bisignani, di un’organizzazione segreta integranteuna associazione per delinquere, organizzata e mantenuta in vita allo scopo di commettere un numero indeterminato di reati contro la pubblica amministrazioni e contro l’amministrazione della giustizia”. In poche parole, non esiste alcuna P4 (anche se i pubblici ministeri sono intenzionati ad impugnare la succitata decisione del gip dinanzi al Tribunale del Riesame).

Ancora più rilevante, poi, è il fatto che tale notizia sia di dominio pubblico già dal 18 giugno. Da quando, cioè, il sempre ottimo Filippo Facci ne ha riferito su Libero. Eppure, a dispetto della verità, della deontologia professionale e degli specifici addebiti che vengono mossi al lobbista, lor signori della stampa continuano a trattarlo come se sul suo capo pendesse ancora l’accusa d’aver dato vita a chissà quale occulta organizzazione criminale.

Per appurarlo è sufficiente leggere questo articolo de la Repubblica e osservarne la titolazione.

Bisignani, come detto in principio, è indagato solo per due fattispecie: per favoreggiamento semplice, in quanto – come scrive Facci – “ha ricevuto informazioni giudiziarie dal parlamentare Pdl Alfonso Papa”; e per violazione del segreto d‘ufficio, poichéha ricevuto informazioni su altre tre indagini: una che coinvolgeva anche il sottosegretario Gianni Letta, un’altra indagine che tirava in ballo il coordinatore Pdl Denis Verdini e una terza indagine che menzionava l’ex direttore della Rai Mauro Masi”.

In altre parole, Bisignani è sotto indagine perché, avendo addentellati all’interno di diverse Procure, come svariate altre migliaia di italiani, è riuscito ad entrare in possesso d’informazioni, ancora coperte dal segreto istruttorio, riguardanti talune inchieste giudiziarie – praticamente ciò che fanno, da sera a mane, tutti i giornalisti che si occupano di cronaca giudiziaria (quando non ricorrono direttamente al furto di fascicoli): da Giuseppe D’Avanzo a Marco Travaglio. E, nel fare questo, ha violato norme che tutti i giornalisti calpestano, senza per questo finire però agli arresti domiciliari.

Inoltre, e com’è noto a chiunque abbia uso di mondo, anche le forze politiche sovente fanno ricorso a meccanismi analoghi, e per carpire informazioni da utilizzare contro gli avversari politici (o per dare dritte agli amici di partito).

In certi ambienti, quindi, ciò che viene imputato a Bisignani, piaccia o meno (e a me non piace), è regola.

Val la pena raccontare, poi, sia pur brevemente, taluni episodi che, ad avviso della stampa, documenterebbero in modo inoppugnabile il carattere mefistofelico del potere e dell’influenza del novello Licio Gelli, al secolo Luigi Bisignani.

Primo episodio. Luca Cordero di Montezemolo lo contatta telefonicamente e gli chiede, visto che sa che conosce bene il Dg della Rai Masi, d’intercedere su quest’ultimo acciocché venga onorato un impegno già preso da viale Mazzini e riguardante il finanziamento di alcune fiction realizzate dall’ex compagna Edwige Fenech (e per le quali quest’ultima aveva già anticipato del danaro). Una cosa da vero furfante.

Secondo episodio. D’Alema, già a capo del Copasir, chiede a Bisignani di presentargli il nuovo direttore dell’Aise (il servizio segreto militare). Scandaloso.

Terzo episodio. Flavio Briatore chiede a Bisignani di metterlo in contatto con Alemanno perché vorrebbe rappresentare a quest’ultimo la contrarietà degli imprenditori della Formula Uno a spostare il Gp da Monza a Roma. Roba che nemmeno Totò Riina avrebbe avuto il coraggio di fare.

Quarto episodio. Bisignani chiede a Mauro Masi di far lavorare in Rai Anna La Rosa e Monica Setta. Roba da satanisti.

Quinto episodio. Luca Barbareschi chiede a Bisignani se possa aiutarlo, mediante una raccomandazione, a diventare direttore del Teatro Stabile di Roma (alla fine gli verrà preferita un’altra persona). Perdindirindina.

In conclusione.

Luigi Bisignani è un lobbista. È uno che conosce tanta gente e che, di mestiere, mette in contatto le persone. È “uomo di relazione”, come usa dire.

Se ha commesso illeciti, ne risponderà in tribunale. Ma, fino a prova del contrario, è innocente.

E non merita la gogna mediatica che sta subendo.



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6 Responses to "La P4 non esiste: lo ha decretato, sei giorni fa, il Gip del caso Bisignani"

  • Simone82 says:
  • massimo1 says:
  • camelot says:
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