DSK, colpevole d’aver successo

Strane coincidenze.

Il 28 aprile scorso, ad un giornalista del quotidiano Libération, Dominique Strauss-Kahn confidava di sentirsi spiato e controllato dal Ministro degli Interni francese; ragion per cui, già da tempo, s’era acconciato ad usare quasi esclusivamente i telefoni cellulari “criptati” messi a sua disposizione dal Fondo Monetario Internazionale; rivelava, poi, che se si fosse candidato alle primarie del Partito socialista, per aggiudicarsi la nomination all’Eliseo, gli si sarebbero potute ritorcere contro tre questioni personali: «Il danaro, le donne e il mio essere ebreo»; e, parlando del gentil sesso, aggiungeva: «Sì, amo le donne… E allora? (…) Da anni si parla di foto di grandi orge, ma non le ho mai viste uscire. Che le mostrino!»; arrivando addirittura ad ipotizzare che, pur di incastrarlo, prima o poi qualcuno avrebbe fatto uscire fuori: «una donna [ch’egli avrebbe] violentata in un parcheggio e a cui avrebbero promesso 500.000 o un milione di euro per inventarsi tale storia».

Diciassette giorni dopo aver rilasciato queste dichiarazioni, DSK verrà arrestato con l’accusa d‘aver stuprato una cameriera dell‘albergo Sofitel di New York.

Le accuse e l‘arresto.

È su un aereo dell’Air France, che sta per decollare dall’aeroporto JFK alla volta di Parigi, quando viene arrestato con queste imputazioni: tentato stupro, sequestro di persona ed atto sessuale criminale. A metterlo nei guai, una cameriera dell’hotel newyorkese presso il quale aveva dimorato fino a poche ore prima d’imbarcarsi sull’aereo.

La donna, una trentaduenne originaria dell’Africa, poco prima dell’arresto agli inquirenti aveva raccontato d’essersi introdotta nella stanza del direttore del FMI per rassettarla, credendola vuota, e di avervi invece trovato l’uomo; il quale, appena l’ha vista, sarebbe uscito nudo dal bagno e le si sarebbe scaraventato contro: «Ha percorso di corsa il corridoio fino al foyer dove mi trovavo, trascinandomi dentro la stanza da letto e abusando di me». La stessa, poi, sarebbe riuscita a divincolarsi ma solo per poco: DSK, infatti, l’avrebbe riacciuffata e «trascinata di peso nel bagno» dove l’avrebbe costretta ad avere un rapporto orale con lui. Dopo aver subito la violenza, la trentaduenne sarebbe riuscita a scappare e si sarebbe rivolta ai responsabili dell’hotel (che, a loro volta, avrebbero chiamato la Polizia). Mentre Strauss-Kahn avrebbe, in fretta e furia, fatto i bagagli per dirigersi all’aeroporto onde fuggire in patria; dimenticando, tra l‘altro, un telefono cellulare nella camera d’albergo.

Questa, la prima versione dei fatti. In verità, smentita appena pochi giorni dopo la traduzione in carcere di DSK.

L’allora direttore del Fondo Monetario Internazionale, infatti, non avrebbe lasciato di corsa il Sofitel: prima di dirigersi all’aeroporto avrebbe pranzato con la figlia, in tutta tranquillità; e lo stesso aereo con cui avrebbe dovuto raggiungere Parigi, sarebbe stato prenotato molti giorni prima che la presunta violenza sessuale venisse consumata. Quindi, nessuna fuga. Inoltre, lo stesso Strauss-Kahn avrebbe chiamato l’hotel per chiedere che gli fosse recapitato all’aeroporto il telefonino che aveva dimenticato nella stanza. Difficile immaginare che stesse tagliando la corda: se avesse avuto per davvero l’intenzione di scappare e rifugiarsi in patria, perché consapevole d’aver commesso un crimine, in quel frangente mai avrebbe pensato ad una cosa sì tanto frivola come quella di recuperare un banale telefonino; tanto più che, così facendo, avrebbe fornito informazioni, sulla propria posizione, al personale dell’albergo. Una cosa oltremodo irragionevole per un fuggiasco.

Oggi sappiamo che le accuse rivolte dalla giovane donna potrebbero essere del tutto false. La stessa, infatti, nel corso di varie deposizioni ha mentito, o si è contraddetta, più e più volte; e questo ha indotto gli inquirenti a disporre, pochi giorni or sono, la scarcerazione di Strauss-Kahn. Inoltre, e considerato il fatto che sin da subito DSK ha ammesso d’aver avuto un rapporto sessuale consensuale con lei, è probabile che la donna – che potrebbe essere addirittura una prostituta – volendo profittare della occasione che le era capitata, essere finita a letto con una persona oltremodo ricca e potente, abbia inventato tutto nella convinzione di poter ricattare DSK onde spillargli danaro. Naturalmente, spetterà all’autorità giudiziaria statunitense appurare come siano andati precisamente i fatti.

Gogna mediatica e razzismo.

Ciò che rileva è che sin da subito, soprattutto nel nostro paese, l’affaire DSK si sia trasformato in un’oscena gogna mediatica. Officiata da una pletora di persone, quasi tutte di sinistra, animate dal peggior plebeismo pauperista e dal più volgare ed infimo razzismo.

Dominique Strauss-Kahn è stato crocifisso, al di là di ogni ipocrisia, infatti, perché ricco, potente, talentato e di successo; e, last but not least, perché ebreo. Non poteva ch’essere colpevole, quindi, ad avviso di taluni. È sulla base di questi elementi, e non delle prove raccolte dall’accusa (invero alquanto deboli), che sulla nostra stampa gli si è imbastito, contro, un processo.

Chi lo ha attaccato, chi è arrivato addirittura a postulare che nei suoi riguardi non potesse – né dovesse – essere fatta valere alcuna forma di garantismo, ha dimostrato quanto in questo paese certa sinistra sia lontana anni luce da qualsiasi parvenza di civiltà e democraticità. E quanto sia ancora pervasa da pregiudizi vetero-marxisti.

A questo squallido e meschino processo di criminalizzazione, poi, e duole sottolinearlo, ha contribuito in maniera non secondaria il Corriere della Sera. Quello che, almeno un tempo, era il giornale della borghesia italiana. Una “tribuna”, dunque, dove a rigor di logica non dovresti mai veder “perseguitate” le virtù capitalistiche: il talento, il successo, il merito ed il guadagno conquistato.

Eppure, l’ex direttore del Fondo Monetario Internazionale è stato in qualche modo messo in cattiva luce (per usare un eufemismo), dal succitato quotidiano, finanche perché era solito girare in Porsche e perché, avendo parecchi soldi alle spalle, trascorreva gli arresti domiciliari in una lussuosa dimora. Neanche tutto ciò rappresentasse un crimine contro l’umanità.

Ecco, il trattamento riservato a Dominique Strauss-Kahn, un uomo di indubbio valore e la cui ricchezza è di sicuro più che meritata, è lo specchio della nostra cultura nazionale.

Qui, da noi, non solo non trovano spazio e cittadinanza il merito e la valentia, ma vengono finanche, e quotidianamente, osteggiati. Qui, da noi, solo i mediocri e le mezze calze vengono rispettati e trattati con i “guanti“ (e considerati, in casi del genere, innocenti fino a prova del contrario). Qui, da noi, cattolicesimo e comunismo hanno prodotto, e continuano a produrre, danni inimmaginabili.

Pertanto, un in bocca al lupo alle persone di valore. Ed un consiglio: emigrate.



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16 Responses to "DSK, colpevole d’aver successo"

  • Luca says:
  • Fabio G. says:
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  • Leo Vadala says:
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