Il 10% più ricco della popolazione, quando ha governato Bersani s’è arricchito ancor più. Con Berlusconi, invece, s’è impoverito

Di questi tempi si parla molto di patrimoniale; e quando lo si fa, quasi sempre, si citano alcuni dati contenuti in un documento di Bankitalia intitolato La ricchezza delle famiglie italiane 2009.

Da esso emerge che il 10% dei nuclei familiari più agiati detiene il 44,7% di tutta la ricchezza nazionale. Si tratta, però, di una dato aggregato. E cioè, come ha scritto saggiamente Giordano Masini su Libertiamo:

Sarebbe auspicabile che quanti citano questo rapporto per giustificare la necessità di una tassazione patrimoniale straordinaria, come, in altri casi, la sua opportunità a fini redistributivi, lo considerassero e valutassero per intero, anche là dove spiega come la ricchezza nazionale sia ripartita per fasce di età. Ciò che ne risulta è piuttosto ovvio: i “ricchi”, quelli da colpire e da punire, sono semplicemente gli anziani, cioè coloro che durante la vita hanno risparmiato ed oggi dispongono, magari, di un appartamento di proprietà.

In genere nello stesso nucleo familiare, o più facilmente in una famiglia che comprende, scalando le generazioni, più nuclei familiari distinti (i nonni, i genitori, i figli, le loro famiglie) i più giovani hanno accumulato meno ricchezza dei più anziani e non credo che sia necessario spiegare perché. E sempre più frequentemente – è una delle spiegazioni della vocazione al risparmio delle famiglie italiane – la ricchezza accumulata dalle generazioni più anziane rappresenta l’unica forma di welfare “affidabile” sulla quale i più giovani possono contare”.

Tutto ciò, però, qui rileva poco (almeno in questo caso). Ciò che si vuole sottolineare, infatti, è che questo 10% di presunti Paperon de’ Paperoni, negli anni in cui ha governato la sinistra è diventato ancor più ricco; viceversa, con Berlusconi a Palazzo Chigi s’è impoverito.

Come si può appurare leggendo a pagina 29 del Bollettino di Bankitalia, dal 1998 al 2000, quando al governo c’era la sinistra, la percentuale di ricchezza detenuta dal 10 per cento delle famiglie più ricche è passata dal 46,5 al 47,5%. Mentre dal 2002 al 2004, quando le redini dell’esecutivo erano saldamente in mano a Berlusconi e al centrodestra, quella stessa percentuale è scesa dal 44,9 al 42,9%. Quando poi è ritornato al potere il centrosinistra, ancora, la percentuale è risalita ed è rimasta stabile, dal 2006 al 2008, al 44,7%.

Faccio un po’ di squallida demagogia. Chi è che tutela per davvero i cosiddetti ricchi?

Non solo.

Se si considera anche la percentuale di ricchezza detenuta dal 50 per cento delle famiglie più povere, si ottengono informazioni ancora più interessanti.

La partizione di ricchezza in possesso della componente più disagiata delle famiglie, infatti, quando ha governato la sinistra, dal 1998 al 2000, è passata dal 9,3 al 9,6%. Quando è arrivato al potere il Satiro di Arcore, invece, è salita – negli anni 2002-2004 – dal 9,6 al 10,1%. Quando poi è ritornata la sinistra, è passata – negli anni 2006-2008 – dal 9,7 al 9,8%.

Null’altro da aggiungere.



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