Casini e Bersani: quando opposizione fa rima con fallimento

Berlusconi l’ha sfangata anche oggi: il Parlamento ha detto no alla richiesta d’arresto del deputato Milanese (esattamente come aveva fatto, qualche mese fa, col senatore Tedesco, del Partito democratico).

Le opposizioni, ovviamente, gridano allo scandalo e seguitano a chiederne le dimissioni. Ma è null’altro che una messinscena: che il Cav. resti ancora in sella, fa loro comodo. Con i chiari di luna che ci sono, infatti, meglio non avere responsabilità di governo; meglio restare all’opposizione: ché lì il cazzeggio è garantito e, per raccattare consensi ed applausi, basta berciare qualche frase ad effetto. Questo, almeno, pensano i principali esponenti della minoranza: Bersani e Casini.

In verità, le cose stanno un po’ diversamente. Basta prendere in considerazione i sondaggi dell’ultimo anno e mezzo, per appurarlo.

Il Partito democratico, da quando Bersani ne è il segretario, infatti, macina fallimenti uno dietro l’altro: con Veltroni, alle Politiche del 2008, esso raggiunse il 33,17% dei consensi; con Bersani, invece, non è mai riuscito ad andare oltre il 28-29%.

Negli ultimi mesi, poi, è arrivato ad attestarsi tra il 26 e il 27%. Segno evidente che la strategia complessiva di Bersani – dalla scelta delle alleanze alla gerarchizzazione delle priorità del partito – appaia poco credibile agli occhi dell’elettorato.

Analogo discorso può essere fatto per Casini.

Il leader dell’Udc, alle ultime Politiche decise di correre da solo, come noto. E la sua scelta fu premiata dal 5,62% degli elettori. Da allora sono passati tre anni e, nelle intenzioni di voto, raramente il suo partito è riuscito a raccogliere più del 7,8% dei consensi. In questo istante, ad esempio, Ipsos lo accredita di un 6,6%. Appena un punto percentuale in più rispetto al 2008. Pochino, davvero pochino. Soprattutto se si considera che il Pdl è crollato dal 37,38 al 26,2%, perdendo ben 11 punti percentuali.

L’opposizione di Bersani e Casini convince l’elettorato e incarna una valida alternativa al Satiro di Arcore? Evidentemente no. Anche se per ragioni probabilmente diverse.

Il Pd appare troppo sbilanciato a sinistra: l’elettore centrista non lo prende nemmeno in considerazione; quello progressista, invece, potendo scegliere tra l’originale (Sel) e la fotocopia (Pd), preferisce l’originale.

L’Udc, invece, viene percepita, soprattutto dall’elettorato di centrodestra, come un partito inaffidabile, parolaio ed assolutamente incapace di fornire garanzie su alcuni temi: la riduzione del peso dello stato e della pressione fiscale. D’altra parte, è pur sempre l’erede di quella Dc che, più di chiunque altro, ha contribuito ad erigere il nostro debito pubblico (1.900 miliardi di euro); e, nel Meridione d’Italia, degna erede di quella, incarna il partito delle clientele – basti pensare a Ciriaco De Mita, capo indiscusso dell’Udc campana e, prima ancora, leader della sinistra democristiana e massima causa dello scialacquio di risorse pubbliche ai tempi della Prima Repubblica (si veda alla voce: terremoto dell’Irpinia).

Il fatto è che Berlusconi, però, è al crepuscolo, signori miei; sputtanato in tutto l’orbe terracqueo: agli occhi dei cattolici appare quale Satana, ed è riuscito nella non facile impresa di redigere due manovre economiche infarcendole, dalla testa ai piedi, di tasse (tradendo, così, tutte le promesse elettorali fatte dal 1994 in poi).

E a Casini e Bersani cosa ne è venuto in tasca?

Nemmeno un voto.

Sublime.



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10 Responses to "Casini e Bersani: quando opposizione fa rima con fallimento"

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  • camelot says:
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