Dai nemici mi guardo io, dai democristiani mi guardi Iddio

L’unico indirizzo politico-morale che i democristiani seguano, è quello della convenienza personale. Sono pronti a tutto, pur di ottenere potere e poltrone. Anche a vendersi la madre.

A questa regola aurea, purtroppo (o per fortuna, dipende dai punti di vista), non sfuggono nemmeno Claudio Scajola e Beppe Pisanu: i due triumviri del Gran Consiglio di Arcore che, da settimane, lavorano indefessamente ai fianchi Silvio.

Cosa vogliono? Elementare, Watson: più potere. Ma non possono dirlo, pubblicamente. E perciò raccontano che il loro obiettivo è quello di puntellare il Satiro: a che meglio possa adempiere il suo mandato. Chiedono un rilancio dell’azione di governo. Magari un Berlusconi bis. Di sicuro una più incisiva politica economica orientata alla crescita.

Ma nei conciliaboli affermano altro: Silvio deve togliersi dai coglioni; è divenuto un problema insormontabile; occorre detronizzarlo e varare un esecutivo di larghe intese, aperto all’Udc e Fli (e magari anche al Pd), la cui guida affidare a Gianni Letta o Renato Schifani.

Son democristiani, però, e nulla hanno ancora deciso. Attendono sviluppi.

Attendono di capire, innanzitutto, se l’opposizione sarebbe disposta ad appoggiare un governo di larghe intese. E qui iniziano i loro problemi e forse finiscono anche i loro sogni di gloria.

Casini, che è democristiano quanto loro, non ha alcun interesse, in questo istante, a dare il proprio sostegno ad un esecutivo di tal fatta: se il Cav. fosse disarcionato, infatti, per lui sarebbe meglio ritornare alle urne, visto che i sondaggi, in questo momento, dicono che se si votasse a breve il Terzo Polo sarebbe determinante al Senato e senza i suoi voti nessun esecutivo potrebbe vedere la luce. Il che gli consentirebbe di coronare il proprio sogno: divenire Capo dello Stato in cambio del sostegno dell’Udc a qualsivoglia coalizione.

Bersani, dal canto suo, non vede l’ora che si vada al voto: innanzitutto, perché tutti gli istituti demoscopici, ora come ora, danno per certa la vittoria del centrosinistra (almeno alla Camera); in secondo luogo, perché la minoranza interna del partito – capeggiata dai Modem di Veltroni e sostenuta, in questo momento, anche da Fioroni ed Enrico Letta – se si tornasse alle urne nel 2013, e non nel 2012, sarebbe pronta a chiedere la sua testa e a lanciare in pista un nuovo candidato alla segreteria (e alla premiership), Matteo Gian Burrasca Renzi.

I due triumviri scudocrociati, dunque, pare non possano coronare, almeno allo stato, il proprio sogno: divenire i salvatori della Patria, da tutti incensati e con munifiche onorificenze premiati, per averla liberata dal Gran Puttaniere. Il che, per quanto a taluni possa suonare strano, però, è un gran bene per gli italiani.

Lor signori, le due acquasantiere di cui parliamo, infatti, per rilanciare l’anemica economia nostrana vorrebbero quanto segue: reintrodurre l’Ici sulla prima casa e rivalutare gli estimi catastali; onde reperire 13 miliardi di euro per finanziare politiche di sviluppo.

D’altra parte, dei democristiani non ci si può mai fidare.



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6 Responses to "Dai nemici mi guardo io, dai democristiani mi guardi Iddio"

  • Alfio says:
  • camelot says:
  • Alfio says:
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