Meno male che (almeno) Belen c’è

Eh insomma, signora mia, l’ha sfangata pure oggi.

Il Satiro, ghignante anzichenò, è riuscito, ancora una volta, ad avere la meglio: ha ridicolizzato l’opposizione, sempre più sciatta e fallimentare; ha seppellito i gufi, mandandoli al Creatore; s’è fatto beffe di chi lo dipingeva come solo ed abbandonato, sul viale del tramonto, ed oramai accompagnato solo da qualche fidata pillolina blu.

Ce l’ha fatta, signora mia, ancora una volta.

Che questo, poi, sia un problema per il Paese; che rappresenti un ostacolo all’uscita dal tunnel; che nei prossimi mesi nulla cambierà in positivo per noi – la crisi continuerà a non essere fronteggiata con misure serie e strutturali e seguiteremo a sprofondare e ad avvicinarci sempre più al baratro –: è un altro discorso, un altro paio di maniche. E non se ne può dare la colpa, è bene sia chiaro a tutti, solo al Gran Puttaniere: se oggi non è caduto, in fondo, lo si deve principalmente al fatto che l’opposizione non avesse le idee chiare sul da farsi; su quale sbocco dare all’eventuale crisi; su quali basi, innanzitutto programmatiche, magari dare vita ad un governo di larghe intese.

Avessimo avuto un’opposizione all’altezza della situazione, seria e credibile, il Pifferaio Magico oggi sarebbe stato accompagnato all’uscio: i parlamentari malpancisti del Pdl lo avrebbero abbandonato al suo destino, si sarebbero sfilati dalla maggioranza senza timore alcuno e si sarebbero dichiarati disponibili a sostenere un esecutivo di emergenza nazionale.

Ma siccome l’intelligenza è una risorsa scarsa, e nelle file dell’opposizione addirittura estinta, i parlamentari della minoranza, negli ultimi giorni, hanno ritenuto opportuno profilare come via d’uscita dalla crisi economica solo quella d’introdurre una patrimoniale. Va da sé che i berluscones, pur sempre eletti con un programma liberale, ancorché interamente tradito, non potessero che respingere i corteggiamenti e rispedire al mittente le profferte provenienti dai banchi dell’opposizione.

Se dagli stessi si fossero invece levate voci a favore delle richieste della Bce, questo forse avrebbe ribaltato tutto: si sarebbe potuto stendere un programma di governo bipartisan che il soddisfacimento di quelle richieste contemplasse e prevedesse come prioritario; i parlamentari malpancisti del Pdl, a quel punto, non avrebbero avuto difficoltà a “tradire” il Capo perché il gesto, questo avrebbero potuto raccontare agli elettori vendendolo come alibi nobile, sarebbe servito alla Patria per fronteggiare la crisi e dare attuazione a ciò per cui il governo Berlusconi si era rivelato inadeguato.

Ciò, però, non è stato, signora mia, ed il Satiro rimane lì: a rendere ancora più cupo il nostro futuro.

Meno male che a risollevare il morale, e non solo quello, almeno, ci sia Belen.

In fondo, eros e thanatos vanno di pari passo dalla notte dei tempi.

E noi siamo a tanto così dalla fossa.

Brindiamo a Belen, dunque; augurandoci che la morte abbia le sue divine fattezze.



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5 Responses to "Meno male che (almeno) Belen c’è"

  • Fabio G. says:
  • camelot says:
  • Fabio G. says:
  • camelot says:
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