Renzi, molto rumore per nulla

Ho la febbre alta e il post ne risente (siate clementi).

La kermesse ospitata alla Leopolda era partita molto bene. Grande entusiasmo; parole d’ordine accattivanti e abbastanza liberali (più merito, meno burocrazia, facilitazioni all’intrapresa economica, abbattimento del debito pubblico); soprattutto voglia – tanta e benedetta – di andare oltre i consueti ed angusti confini della sinistra.

Insomma: pareva davvero un bel film. O meglio: un remake, convincente e credibile, di quello andato in onda anni fa al Lingotto, e sotto la regia di Walter Veltroni – più che un Big Bang, dunque, un copia-incolla.

La “magia”, però, s’è esaurita già a partire dal secondo giorno. E per diverse ragioni.

Innanzitutto, per la scelta di far parlare tutti. Pessima perché, accanto ad appelli giusti e condivisibili, c’è toccato in sorte di udire cose di inaudita bruttezza. Ad esempio sono stati evocati concetti quali quello di “volontà generale”, di rousseauiana memoria, da cui hanno principiato numerose dittature (che Dio ce ne scampi e liberi). Si è parlato, con troppo poco relativismo e laicità, e in riferimento alla vita politica, addirittura di Verità – come se ne esistesse una, e valevole per tutti, e non molteplici. Oggi, poi, abbiamo addirittura sentito discettare di “Virtù Civili” con lo stesso tono con cui, probabilmente, ne parlavano i giacobini e i sanculotti nel mentre preparavano la forca. Insomma: roba davvero molto poco liberale, in alcuni casi, e per niente democrat; e più adatta ad un happening di Forza Nuova o dell’Italia dei Valori.

In secondo luogo, perché la “polifonia” ha reso impossibile capire se i partecipanti fossero accomunati da idem sentire et velle o, più semplicemente, solo dalla voglia di fare un po’ di ammuina assieme. Troppe cose e contrapposte si sono ascoltate, e non una “piattaforma programmatica” univoca.

La mia impressione è che non tutti gli ospiti della Leopolda condividessero, al 100%, la “dottrina Renzi”, soprattutto nella parte economica. E questo è un problema: potrebbe voler dire che dietro il Toscanaccio non c’è un “popolo” con la sua stessa idea di sinistra, moderna e liberale, ma una galassia di persone con posizioni – non lo si può escludere, dato il tenore di alcuni interventi – anche molto diverse l’una dall’altra. E un’unione, un matrimonio, è forte solo se i suoi membri sono coesi; non se hanno obiettivi diversi e, potenzialmente, addirittura cofliggenti.

In terzo e ultimo luogo, la magia del primo giorno è volata via perché, ad un certo punto, si è avuta netta l’impressione, confermata dal suo intervento di oggi, che Renzi stesse giocando sporco; che ci stesse prendendo tutti per il naso; che non mirasse affatto a sfidare Bersani alle primarie del Pd (e come avrebbe potuto mai farlo, visto che si voterà a marzo/aprile e il tempo per scegliere un nuovo leader di centrosinistra non c’è?); ma solo, e molto più modestamente, a crearsi una corrente, all’interno del partito, per avere potere e cadreghe (d’altra parte è pur sempre un democristiano).

Peccato. Davvero peccato. Avrebbe potuto regalarci – quantomeno l’illusione di essere anche noi in diritto di avere – una sinistra normale, à la Blair e à la Zapatero; e magari anche qualcos’altro, una mezza rivoluzione: arrivando a proporre al Pd di correre da solo, senza Idv e Sel, e sfidando Alfano a fare altrettanto.

In quel caso sì che avremmo avuto un vero Big Bang.

Ma così non è stato.



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4 Responses to "Renzi, molto rumore per nulla"

  • camelot says:
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