Fassina sfiduciato dai liberal del Pd

Antipatico, scorbutico; lo sguardo minaccioso; il modo di argomentare proprio di un veteromarxista; il linguaggio intriso di odio e di riferimenti, neanche tanto velati, alla lotta di classe, da usarsi anche – o soprattutto – contro quelli si che considera “nemici” interni: “Renzi ha bisogno di visibilità. E allora continua (…) ad attaccare i burocrati del Nazareno e a farsi paladino della precarietà un figlio di papà, un portaborse miracolato dall’insipienza dell’allora gruppo dirigente del Pd fiorentino, uno che non ha mai spedito un cv in vita sua, mai fatto un colloquio di lavoro, mai temuto la fine di un contratto a tempo determinato, mai vissuto una realtà lavorativa vera, mai avuto esperienze fuori dai confini cittadini”.

Completamente scollato dalla realtà; vittima di dogmi, pregiudizi e superstizioni come un adolescente luogocomunista; intenzionato a muoversi entro e solo il perimetro del massimalismo di matrice social-comunista: “L’identità programmatica del Pd non si può definire pienamente all’interno dei confini del paradigma liberale, pur declinato nella versione illuminata dell’economia sociale di mercato. Il Pd, per adempiere al suo compito storico di valorizzazione della persona che lavora, deve avere il coraggio etico e intellettuale di andare oltre (…). Quanti considerano i partiti di matrice socialista pezzi da museo, dovrebbero prestare attenzione alla ripetute e non improvvisate riflessioni della chiesa cattolica”.

Pregno di autoritarismo antiliberale; incline a considerare quale male assoluto la libertà economica degli individui; strenuo difensore del socialismo clientelare che, per dispensare privilegi parassitari ai padri, ipoteca, stuprandolo, il futuro ai figli: “Servirebbero riforme vere. Invece, si annunciano, ancora una volta, interventi demagogici e sbagliati nella Costituzione, come l’introduzione del pareggio di bilancio”.

Ecco. Di questo signore qui – che ha nome Stefano Fassina, ricopre l’incarico di responsabile economico del Pd e le cui posizioni sono indistinguibili da quelle di Nichi Vendola –, oggi è stata chiesta la testa:

Fassina se ne deve andare”, hanno scritto in un documento alcuni esponenti dell’area liberal del partito (Enzo Bianco, Ludina Barzini, Andrea Marcucci, Pietro Ichino e Luigi De Sena); deve dimettersi dall’incarico di responsabile economico perché le sue posizioniappaiano in netta dissonanza rispetto alle linee di responsabilità e di rigore assunte giustamente da Bersani”; in quanto: “Criticare aspramente la linea di rigore e sviluppo assunta prima dalla Banca d’Italia e poi dalla BCE, bollare come liberiste posizioni ‘liberal’ come quella del senatore Ichino, prospettare soluzioni ispirate alle vecchie culture politiche del secolo passato, non è compatibile con il dovere di rappresentare il complesso delle posizioni assunte dal Pd”. Continui pure ad esprimerele sue idee liberamente”, all’interno del Pd, masenza il vincolo della responsabilità politica che gli è stata affidata“.

Un importante passo in avanti.



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5 Responses to "Fassina sfiduciato dai liberal del Pd"

  • Fabio G. says:
  • camelot says:
  • Gino says:
  • camelot says:
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