Reddito minimo garantito. Sì, ma a certe condizioni

Il governo Monti s’accinge a dare avvio alla “Fase 2”. Quella in cui saranno adottate misure per rilanciare la crescita, a cominciare dalle liberalizzazioni, e si darà corpo alla riforma del mercato del lavoro. È possibile, inoltre, che in tale contesto si prenda in considerazione anche la riforma degli ammortizzatori sociali da realizzarsi mediante l’introduzione del cosiddetto reddito minimo garantito. Qui ci si soffermerà su quest’ultima ipotesi, avanzata dal ministro Fornero.

Il reddito minimo garantito, a quanto riferisce la stampa, e segnatamente il Corriere della Sera, dovrebbe avere un valore ricompreso tra i 500 e i 1000 euro mensili ed essere erogato, per 2 o 3 anni, a chiunque fosse privo di un lavoro e, in più, ai giovani in cerca di prima occupazione. In sostanza, stando alle anticipazioni giornalistiche, par di capire ch’esso dovrebbe essere qualcosa in più di un semplice sussidio di disoccupazione. E questo, a parere di chi scrive, e che è favorevole alla creazione di un sistema di ammortizzatori sociali a carattere universalistico (Welfare to work), potrebbe creare più di un abuso, segnatamente nel Meridione (la mia terra), e alimentare un certo e nefasto assistenzialismo. Vediamo perché.

Innanzitutto, nel Sud Italia, anche coloro che risultano formalmente privi di un lavoro assai spesso ne hanno uno, sia pur retribuito in nero. Questo vale sia per i giovanissimi, che magari hanno ultimato la scuola da 1-2 anni, sia per le persone di una certa età e che, talvolta, fanno finanche parte delle liste dei cosiddetti “disoccupati storici”.

A volte, addirittura, e parlo per conoscenza diretta, ci si imbatte in “lavoratori socialmente utili” che sono stati assunti da amministrazioni comunali sol perché, in precedenza, risultavano iscritti a liste di “disoccupati di lunga durata”; e che, però, disoccupati non lo sono stati mai in quanto titolari di attività imprenditoriali esercitate mediante “prestanome” (ne ho conosciuto uno, molti lustri orsono, quando ho espletato, presso un Comune in provincia di Napoli, il cosiddetto servizio civile sostitutivo di quello militare obbligatorio).

Ecco. Se un domani si decidesse di introdurre il reddito minimo garantito e di applicarlo a tutte le persone prive di un lavoro, ivi incluse quelle che risultassero esserlo praticamente da sempre, a beneficiarne, soprattutto nel Meridione d’Italia, sarebbero anche i “finti” disoccupati: quelli che hanno già un’occupazione, anche se retribuita in nero. È un fatto certo. Allo stesso modo, attribuire il succitato reddito anche ai giovani in cerca di prima occupazione, e che magari hanno soltanto diciott’anni, potrebbe avere effetti assai negativi e disincentivanti: perché mai costoro dovrebbero darsi da fare per cercare un lavoro visto che, se stanno a casa a poltrire e a giocare alla Play Station, lo stato regala loro 1000 euro al mese?

Ciò che si può e si deve fare, è garantire un sussidio soltanto a chi abbia perso il lavoro e da non più di un tot di anni (ad esempio cinque). Ciò che si può e si deve fare, è attribuire un sussidio soltanto a chi sia disposto, in cambio, a frequentare corsi di riqualificazione professionale. Ciò che si può e si deve fare, è garantire un reddito minimo a chi, però, in cambio sia disposto ad accettare qualunque offerta di lavoro gli venga prospettata; o che, al massimo, ne rifiuti non più di due.

Qualunque altra applicazione del cosiddetto reddito minimo garantito, non solo finirebbe per avere un costo insostenibile (svariate diecine di miliardi di euro), ma alimenterebbe pratiche assistenzialistiche ed abusi di cui, francamente, non sentiamo affatto il bisogno.

Inoltre, sarebbe bene che la “Fase 2” del governo Monti contemplasse anche draconiani tagli alla spesa corrente (qui, qualche suggerimento); visto che solo questi possono finanziare una riduzione strutturale della pressione fiscale senza la quale, è inutile prendersi per i fondelli, nessun rilancio dell’economia sarà mai possibile.

D’altra parte, che la spesa pubblica (rispetto al Pil) sia da noi arrivata ad un livello record, lo dimostra qualunque evidenza empirica (come la tabella di seguito riportata e oggi pubblicata da Il Sole 24 Ore a pagina 5).



Tags: ,

16 Responses to "Reddito minimo garantito. Sì, ma a certe condizioni"

  • Mattia Pole says:
  • camelot says:
  • Luca says:
  • camelot says:
  • Alan says:
  • Augusto says:
  • Maria says:
  • camelot says:
  • camelot says:
  • camelot says:
  • Fabio G says:
  • camelot says:
  • paolo says:
  • camelot says:
  • Domitilla says:
Leave a Comment