La Francia si consegna ai social-comunisti

La Francia ha deciso di svoltare a sinistra.

Dopo aver consegnato l’Eliseo a François Hollande, ne ha premiato anche il partito, mai come ora attestato su posizioni anti-liberali e social-comuniste, alle elezioni legislative di ieri.

I risultati del primo turno sono più che chiari: l’arcipelago delle sinistre, al cui interno è ricompreso il Partito socialista del neo Presidente della Repubblica, ha raccolto il 46,77% dei suffragi; la coalizione di centrodestra, invece, il 34,07; il neofascista Front National, poi, il 13,6%.

Rilevano due cose.

La prima è che le sinistre hanno conseguito una vittoria schiacciante. Al punto che, secondo alcune proiezioni, il PS e i suoi alleati dovrebbero aggiudicarsi tra i 283 e i 329 seggi; e, per agguantare la maggioranza assoluta, 289 scranni, al secondo turno non dovrebbero avere nemmeno bisogno dell’appoggio dei Verdi (il rassemblement di centrodestra, al cui interno c’è l’Ump, dovrebbe ottenere tra i 210 e i 263 seggi; il Front National, tra 0 e 3).

La seconda cosa importante, poi, è il dato dell’astensione. Che ha raggiunto il livello più alto nella storia repubblicana: il 42,77% (contro il 39,6 registrato nel 2007). Una partecipazione popolare così bassa è indice del fatto che, probabilmente, le “opzioni” in campo non fossero soddisfacenti: i francesi hanno detto sì, a Hollande e alla sua maggioranza, ma con scarsa convinzione; e, come taluni analisti avevano già osservato dopo il voto per le Presidenziali, più per punire Sarkozy, odiato da molti connazionali, che non perché convinti della bontà delle ricette del Fassina d’Oltralpe.

Questo voto, nell’immediato, potrebbe consentire alla Francia di non subire attacchi speculativi: Hollande ha una maggioranza solida, e, ora come ora, ai mercati e agli investitori questo può bastare.

Nel medio-lungo periodo, invece, lo scenario potrebbe cambiare e di molto. Se il Social-comunista dovesse davvero tradurre in pratica ciò che ha promesso in campagna elettorale (cosa a cui credono in pochi) – aumentare la spesa lì dove essa, in rapporto al Pil, raggiunge già il livello più alto d’Europa, il 56%; incrementare la pressione fiscale, dal 45,1 al 46,9%, mediante un aumento del prelievo, dal 41 al 45%, sui redditi superiori a 150.000 euro, e portando l’aliquota marginale, sui redditi superiori al milione d’euro, al 75%; ridurre, per talune categorie di lavoratori, l’età pensionabile a 60 anni; incrementare il numero dei dipendenti pubblici –, ecco, se dovesse fare queste ed altre cose del genere, oltremodo mortifere, l’economia del paese inizierebbe a risentirne negativamente.

A quel punto, la Francia diverrebbe un altro, l’ennesimo, “malato d’Europa”.

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