La gauchista Fornero dice un’ovvietà e la sinistra populista e non democratica la ricopre d’insulti

Innanzitutto i fatti.

Ieri, intervistata da The Wall Street Journal, alla domanda «Avete particolari paure su ciò che potrebbe accadere con questa riforma?» («Do you have any particular fears about what might happen with this reform?»), Elsa Fornero ha risposto:

«Questa riforma rappresenta una scommessa sul cambiamento dei comportamenti. La mia grande paura è di non superare questa sfida. Tutti, non solo i lavoratori, devono capire e cambiare. Questo include i giovani, che devono sapere che un posto di lavoro non è qualcosa che si ottiene di diritto, ma qualcosa che si conquista, per la quale si lotta e per la quale si possono anche fare dei sacrifici» («This reform is a wager on behavior changing in many ways. My big fear is we don’t overcome this challenge. Everyone, not just workers, have to understand and change. That includes youth, who need to know a job isn’t something you obtain by right but something you conquer, struggle for and for which you may even have to make sacrifices»).

Una assoluta ovvietà. Il posto di lavoro non piove dal cielo, non te lo regala la Provvidenza, per assicurartelo devi avere preparazione e competenza ed essere disposto al sacrificio; se invece non studi, pur avendone la possibilità, e preferisci poltrire e non versare sudore, non lo trovi; e se questo accade, puoi prendertela solo con te stesso.

Nulla di scandaloso. Una banalità allo stato puro.

Eppure, la sinistra populista e non presentabile ha inferito sulla Fornero. Pur non avendone letta l’intervista – da quelle parti, d’altro canto, si ha poca dimestichezza con la lettura, lo studio e la serietà -, le ha attribuito una frase che, in realtà, non aveva mai pronunciato: “Il lavoro non è un diritto”.

Pazzesco.

In più, l’ha vilipesa nel peggiore dei modi accusandola addirittura d’essere un ministro incostituzionale. Guardate come ha titolato oggi l’Unità, il giornale del sé-dicente Partito democratico (democratico, de che?).

La cosa più assurda, poi, è che la sinistra populista e non democratica dovrebbe adorare la Fornero, non disprezzarla: con la riforma del mercato del lavoro, una riforma non a caso di estrema sinistra, infatti, ha smantellato quella stessa legge Biagi contro la quale essa, per vent’anni, aveva sacramentato; provando a mandarla in soffitta, invano, ogni volta che, al seguito di Prodi, metteva piede a Palazzo Chigi.

La Fornero è riuscita lì dove hanno fallito Bertinotti, Damiano, Diliberto, Ferrero e Cossutta. I bolscevichi dovrebbero venerarla, quale nuova icona comunista. Altroché.

E, invece, che fanno? La ricoprono di sputi e di insulti.

Dimostrando d’essere non solo impresentabili e populisti, antidemocratici ed antiliberali, ma pure cretini.

P.S. Naturalmente, le ragioni per cui i bolscevichi dovrebbero stimare la Fornero, sono le stesse per cui ogni liberale dovrebbe averne – quantomeno – una cattiva considerazione.



Tags: ,

Leave a Comment