È che siamo un paese iperliberista. Per questo siamo in crisi (Fassina e Vendola dicunt)

È liberale quel sistema economico nel quale tutti gli operatori, consumatori ed imprenditori, godano di ampia libertà decisionale e negoziale: quella di compiere, come usa dire, “atti capitalistici”. All’opposto, non lo è quel sistema nel quale ai cittadini venga riconosciuta, in ambito economico, scarsa o nulla libertà di scelta. Senza libertà economica non c’è mercato, non c’è liberismo (e nemmeno benessere, crescita ed occupazione); semmai, un sistema economico di stampo socialisteggiante.

Premesse queste ovvietà, arriviamo al dunque.

Qualche giorno fa, il Fraser Institute ha pubblicato il consueto rapporto annuale sulla libertà economica nel mondo (Economic Freedom of the World: 2012 Annual Report). Benché sia meno noto (e prestigioso) di quello realizzato dall’Heritage Foundation per conto del Wall Street Journal, merita comunque di essere preso in considerazione. Ecco cosa dice sul nostro paese.

L’Italia, nel 1970, aveva un punteggio di 6.30 (su 10). Oggi, invece, di 6.77 (ammazza che progresso!). Su scala mondiale, poi, occupa l’ottantatreesimo posto (su 144). Insomma, è indiscutibilmente una nazione iperliberista (non ridete!).

Notate, adesso, i progressi fatti da un ex paese comunista: la Polonia.

Ebbene, nel 1985, il suo punteggio era pari a 4.00 ed inferiore a quello che attualmente ha l’Italia. Oggi, invece, è pari a 7.31 e di un punto superiore al nostro. Sempre nell’85, poi, la Polonia si collocava al 99esimo posto al mondo (su 110 nazioni censite), per libertà economica; oggi, invece, è al 48esimo posto (su 144); e, guarda caso, grazie a tale maggiore libertà, in ambito economico, e a politiche ovviamente liberiste, è l’unico paese europeo a non aver patito i contraccolpi della recessione e della crisi globale (si guardi il video).

Qualcuno lo spieghi a Fassina, Orfini e Vendola.



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