Professionalità, serietà e, soprattutto, attendibilità. Beppe Severgnini, insomma

È il giornalismo italico, bellezza. Bubbole spacciate per fatti.

Corriere della Sera, pagina 13, ieri, articolo di Beppe Severgnini; si parla del premier conservatore britannico Cameron e di alcune decisioni che è in procinto d’assumere:

«(…) Il momento economico della Gran Bretagna, invece, non lo è. Lo dimostra la decisione di ricorrere a una imposta patrimoniale (wealth tax), che per un partito conservatore è quasi un’abiura (…)».

Abiura? Imposta patrimoniale? Perdindirindina.

Corriere della Sera, sempre pagina 13, sempre ieri, articolo di Fabio Cavalera sullo stesso argomento:

«Sul budget dell’Europa, sulle restrizioni all’immigrazione dai Paesi Ue e sulle tasse (no alla patrimoniale sulla casa) il premier Cameron alza la voce».

No alla patrimoniale? Il premier Cameron alza la voce? Ohibò.

I conti non tornano: uno dei due dice il falso.

Innanzitutto, a proporre una patrimoniale sulla casa è stato Nick Clegg, leader dei Liberal Democratici nonché alleato di governo dei Tory, non Cameron. In secondo luogo, il premier inglese, come ha riportato tutta la stampa del Regno Unito, si è detto subito contrario:

«Non credo assolutamente dovremmo essere un paese in cui, se lavori molto, risparmi, ti compri una casa, paghi il mutuo.. insomma, se risparmi e investi in una casa – beh non credo dovremmo essere un paese in cui ogni anno ti chiediamo di pagare una tassa mostruosa, e questo non accadrà» («I don’t actually believe we should be a country where if you work hard, you save, you buy yourself a house, you try and pay down the mortgage, you save and invest into that house – I don’t want to be a country that comes after you every year with a massive great tax, and so that is not going to happen»).

Come se non bastasse, gli si è associato anche il collega di partito, nonché Cancelliere dello Scacchiere (l’equivalente del nostro Ministro dell’Economia), George Osborne:

«Non abbiamo intenzione d’introdurre una nuova tassa sugli immobili, né credo sia sensato avere una patrimoniale nel senso di una sorta di tassa sul patrimonio da riscuotere annualmente. Altre nazioni l’hanno provata e non funziona, e spinge le imprese e gli investimenti a fuggire all’estero» («We’re not going to have a new mansion tax, nor do I think it’s sensible to have a wealth tax in the sense of a sort of tax on your wealth levied annually. Other countries have tried that and it hasn’t work, and it’s driven enterprise and investment abroad»).

Evidentemente, Travaglio, pardon Severgnini, pur essendo Officer (of the Order) of British Empire, non legge i quotidiani inglesi, e se è per questo nemmeno quelli italiani per cui scrive, e spaccia pregiudizi personali e bubbole per fatti.

Un campione del giornalismo nostrano, insomma.

D’altra parte, quattro anni fa, intervistato, ammetteva (dal minuto 3.48):

«Devo confessare che, quando avevo trent’anni, leggevo dieci quotidiani al giorno. Poi otto, sette, sei, cinque, quattro. Adesso ne leggo molto pochi. Devo dire che ne leggo un paio, e il resto vedo rassegne stampa, trovo su Internet».

Insomma, gira, vede gente, si muove, conosce, fa delle cose.

E, nei ritagli di tempo, scrive cose destituite di fondamento.



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