Berlusconi-Matrix

Quella cui abbiamo assistito ieri non era una conferenza stampa. Era l’anteprima del nuovo sequel di Matrix; con un inedito protagonista nella parte di Neo: non più il celebre attore Keanu Reeves, ma l’ex premier Silvio Berlusconi.

Per circa un’ora, siamo stati tutti risucchiati dalla voce narrante in una dimensione spazio-tempo parallela. Ci si è materializzata, dinanzi agli occhi, una realtà che nulla aveva a che fare con quella che negli ultimi quattro anni abbiamo vissuto ogni sacrosanto giorno.

Dopo essersi “calato” una pasticca – non si sa se rossa o blu, ma, a giudicare dagli effetti, tagliata di sicuro molto male (o bene, dipende dai punti di vista) –, Neo-Berlusconi, protagonista nonché voce narrante della pellicola, ha iniziato a raccontare che i mali del nostro paese sono ascrivibili unicamente agli algoritmi ed alle stringhe impazzite del Software Monti.

Con fare sobrio, ma non senza la franchezza che si addice ad un conducator visionario che sveli alle masse ciò che esse hanno sotto gli occhi ma non vedono, l’Illuminato ci ha dischiuso le porte della Realtà: ché noi, succubi dell’inganno architettato dal Perfido Software, e prigionieri di una proiezione olografica che ci fa credere vera una realtà invece “adulterata”, la ignoriamo, e per di più “a nostra insaputa”.

Dal cilindro del Bianconiglio ha estratto saette che ha lanciato all’indirizzo del Software, imputandogli la colpa di taluni provvedimenti venefici che renderebbero depressa questa dimensione-spazio tempo, e cupo il suo futuro: 1) L’abbassamento della soglia di tracciabilità dei pagamenti; 2) L’introduzione dell’Imu; 3) Il varo di misure da Stato di Polizia Tributaria, in particolar modo del surrogato del cosiddetto “solve et repete”, che ci ha resi schiavi e cani da riporto del Software stesso; 4) L’inversione dell’onere della prova a carico del cittadino-contribuente (in forza del quale, quest’ultimo, nei processi tributari, è da considerarsi colpevole sino a prova del contrario; e questa prova deve fornirla lui); 5) L’incremento spropositato della pressione fiscale dovuto all’introduzione di molteplici balzelli.

Ecco. Nel Regno di Camelot – lì dove per volere del suo sire, il Grande Architetto, s’è soliti non indulgere nel consumo di “pasticche” per essere ognora lucidi e pronti alla pugna –, il rumore di quelle saette è parso null’altro che il rantolo di un moribondo; e le parole pronunciate dalla voce narrante, il farfugliare scomposto di uno schizofrenico caduto vittima delle proprie freudiane proiezioni.

Innanzitutto, era il 24 maggio del 2010, e qui si scriveva:

Che lo schieramento berlusconiano avesse poco o nulla a che vedere con una coalizione di centrodestra, propriamente detta, era un fatto noto. Che nel Pdl, da tempo, fosse in atto una tendenza al “riposizionamento” onde presentarsi agli elettori non più come partito liberal-conservatore, ma come forza politica di centro, se non addirittura di centrosinistra moderato, era altrettanto risaputo. Ma che la “falange” berlusconiana potesse arrivare addirittura a redigere una manovra economica inserendo al suo interno norme mutuate da Visco e Padoa Schioppa, questo no: non l’avremmo mai potuto immaginare. Sicché, apprendendo ch’essa s’appresta a varare misure quali la “tracciabilità dei pagamenti” – contro cui si era schierata nella precedente legislatura, sostenendo integrasse un provvedimento da “Stato di Polizia tributaria” – non sappiamo se ridere o piangere; se pregare o sacramentare.

Ecco. La soglia di tracciabilità fu abbassata prima a 5.000 e poi a 2.500 euro dal governo presieduto – a questo punto vien da dire: in un’altra vita o dimensione spazio-tempo – proprio da Neo-Berlusconi. Il Software Monti s’è limitato a continuarne l’opera: portandola a 1.000 euro.

Lo stesso esecutivo capeggiato da Neo-Berlusconi, poi, ha introdotto la simpaticissima norma per cui se un cittadino si reca in banca per prelevare dal proprio conto corrente una somma da 2.000 euro in su, neanche vivesse in una Dittatura, deve giustificarsi e spiegarne il perché.

Sempre il medesimo Gabinetto – mai espressione fu più appropriata! –, guidato dallo psichedelico nuovo protagonista di Matrix, abolendo il segreto bancario, ha dato avvio al più sofisticato e pervasivo sistema di controllo sociale di massa mai sperimentato nel Belpaese.

A tal proposito, ricordiamo come questa misura fu presentata da Trinity-Tremonti l’8 ottobre del 2011:

«Così, come nel resto d’Europa, superiamo il segreto bancario. Non per completare l’accertamento, ma per partire da qui, per fare l’accertamento, invertendo il processo, per vedere se i dati bancari da cui si parte coincidono a valle con le dichiarazioni presentate. Se no, c’è la rettifica automatica».

«È stata una scelta difficile, complessa, impegnativa; ma anche una scelta profondamente morale e politica, una scelta non più rinviabile. In Europa funziona così, anzi molto di più. In Europa tutti i dati sono infatti online. Se hai soldi in banca, lo dichiari al fisco».

«Abbiamo stabilito che scompare sul serio e, in pratica, nessuno se n’è ancora accorto, nessuno l’ha notato, nessuno l’ha sottolineato con la giusta rilevanza… Ma legga il decreto legge del 13 agosto; lo legga, per favore…».

Veniamo, adesso, all’Imu.

L’illuminato, ieri, ha detto che ad averla introdotta è stato il Software Monti; e che lui provvederà a cancellarla. Ma qui, nel Regno di Camelot, risulta che l’abbia deliberata, e financo difesa con i denti, proprio lui (assieme a Morpheus-Bossi):

«È possibile che questo comporti l’introduzione di un’imposta simile all’Ici, da noi già prevista con il federalismo, ma completamente diversa rispetto alla precedente impostazione già nella nostra riforma. Dunque una continuità di linea con il nostro governo, con un probabile anticipo dei tempi rispetto al 2014 che noi avevamo previsto», Silvio – non ancora: Neo – Berlusconi, 20 novembre 2011.

Passiamo adesso alle norme da Stato di Polizia Tributaria cui ieri Neo-Impasticcato-Silvio ha fatto riferimento; soffermandoci proprio su quella contro cui, nella sua concione, ha più sacramentato: il surrogato del “solve et repete” (rinviando, per le altre misure, a questo post).

Ebbene, la norma in questione, che ha stabilito che un avviso di accertamento di Equitalia (o affini) sia titolo immediatamente esecutivo, prevede quanto segue: se l’Erario considera, a torto o a ragione, un cittadino suo debitore, gli invia una cartella esattoriale contenente una richiesta di pagamento; a quel punto, il cittadino, e al contrario di quanto avvenisse prima, ha due possibilità: o paga subito l’intero importo e tace, o impugna la cartella ma è tenuto comunque a versare il 33% dell’importo che gli viene richiesto, che sia colpevole o meno; e, se proprio è fortunato, cioè se non ha il becco d’un quattrino perché povero, il magistrato può esonerarlo dal pagamento di quel 33% per 150-180 giorni; peccato, però, che «per chiudere un contenzioso con il Fisco occorre aspettare, tra tutti e tre i gradi di giudizio, otto anni e sette mesi» (Il Sole 24 Ore, 20 maggio 2010).

In sostanza il cittadino che il Sovrano (lo Stato) consideri suo debitore, prima paga, neanche fosse uno schiavo, e poi, se scagionato dall’accusa d’essere un evasore fiscale, cosa che stando alle statistiche avviene nel 40-50% dei casi, dopo otto anni – dicansi: otto – potrà vedersi restituire il danaro che, indebitamente, gli era stato estorto. E, come se non bastasse, siccome è stato invertito l’onere della prova, spetterà a lui dimostrare la propria innocenza, e non a chi lo accusa provarne la colpevolezza. Roba da Stato di Polizia Tributaria e da Dittatura (e da cui originano, come altrove raccontato, situazioni kafkiane).

Ah, dimenticavo. Le due norme in oggetto, illiberali anzichenò e contro cui ieri si è scagliato Neo-Berlusconi, sono state introdotte proprio da lui. Magari sarà avvenuto “a sua insaputa”.

Come probabilmente sempre “a sua insaputa” egli ha introdotto, almeno in questa dimensione spazio-tempo, e nella legislatura corrente, tasse del valore di circa 100 miliardi di euro – l’incremento dell’aliquota ordinaria Iva dal 20 al 21%, ad esempio, è opera sua.

Ciò che lascia basiti, tuttavia, non è il fatto che il Grande Inceronato, ieri, abbia tentato di attribuire a Monti, e per una volta ancora, le porcate da lui votate. Nient’affatto.

Ciò che lascia basiti, e più ancora disgustati, è che questo patetico tentativo non sia stato smascherato dai giornalisti ch’erano presenti alla conferenza stampa. A cominciare da quelli di Ballarò e Servizio Pubico. Che, pur prendendo la parola per rivolgergli domande, hanno omesso di fargli le uniche che sarebbe stato sensato indirizzargli:

Presidente, ma si rende conto che in cinquanta minuti lei non ha fatto altro che contestare i provvedimenti da lei varati quando era Presidente del Consiglio? È sicuro di stare bene?

Evidentemente, Berlusconi non è il solo a vivere in una dimensione spazio-tempo parallela e al di sopra delle proprie possibilità intellettive.



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8 Responses to "Berlusconi-Matrix"

  • paolo says:
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  • Massimo says:
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  • Claps says:
  • camelot says:
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