La nomina di Fassina a vice ministro dell’Economia è un insulto

Aspettavamo qualcosa di concreto per provare ad abbozzare un primo giudizio sul nuovo esecutivo: in fondo, il discorso programmatico di Letta, pronunciato dinanzi alle Camere, era stato troppo vago e poco circostanziato per consentirlo.

Questo qualcosa è arrivato ieri, con la designazione del social-comunista Stefano Fassina a vice ministro dell’Economia e con l’attribuzione al medesimo della delega alla riforma fiscale (sì, avete letto bene). Questa nomina è un insulto. Al buonsenso, alla logica e alla democrazia (almeno per come la intende un liberale).

Fassina è un fiero oppositore dell’economia liberale. Dunque un “nemico” giurato della democrazia, che senza libertà, innanzitutto economica, non può esistere. È, per di più, un mentitore abituale: un signore che, un giorno si e l’altro pure, attribuisce i problemi nostrani a non meglio precisate “politiche neoliberiste”. Come se questo paese – che ha gli indici di libertà economica più bassi dell’Occidente evoluto, ben 13.000 aziende in mano allo stato, un livello di spesa pubblica complessiva (in rapporto al Pil) che è il più alto d’Europa (se si eccettua la Francia), una tassazione sulla ricchezza e le imprese sì alta da non avere eguali nell’orbe terracqueo (nemmeno più in Svezia) – avesse mai conosciuto politiche economiche diverse da quelle catto-social-comuniste.

In campagna elettorale, per di più, codesto figuro, che è solito rivolgersi agli avversari (anche interni, si pensi a Renzi) con argomenti e toni che ricordano quelli tristemente noti delle rivendicazioni delle Brigate Rosse, ha sostenuto, a più riprese, la necessità di incrementare il prelievo fiscale a carico del ceto medio e di quello medio-alto mediante un inasprimento del carattere progressivo dell’Imu (in forza del quale, i “malcapitati” dovrebbero sborsare, in media, tra gli 8.400 e i 15.000 euro in più all’anno). Così come ha ribadito, da bravo autoritario qual è, la volontà di portare la soglia di tracciabilità dei pagamenti, nel nostro paese già la più bassa d’Occidente, a 300 euro. Ha esplicitato, poi, un no assoluto a nuovi tagli alla spesa (dove li avrà mai visti, questi tagli, è un mistero: da qui al 2015, la spesa corrente lieviterà di altri 19 miliardi e 941 milioni; basta leggere la Nota di Aggiornamento del Def, a pagina 16, per appurarlo) e la necessità di reperire risorse per incrementare gli investimenti (ovvero la spesa in conto capitale). Insomma, Fassina, per dirla eufemisticamente, è il peggio del peggio che ci potesse capitare: un social-comunista alla guida di un dicastero economico in una nazione ridotta in ginocchio da decenni di politiche economiche socialiste. Sembrerebbe una barzelletta, e pure poco divertente, invece è la cruda realtà.

A questo punto, cosa ci si può aspettare dal governo Letta? Ben poco di utile, questo è poco ma sicuro.

Non avremo tagli incisivi alla spesa corrente, che sono la condicio sine qua non per abbattere draconianamente la pressione fiscale e rilanciare l’occupazione e l’economia: Fassina vi si opporrebbe.

Non sarà intrapreso un serio processo di privatizzazioni per decurtare, mediante dismissione di asset pubblici (immobili e partecipazioni societarie), l’immenso nostro debito: Fassina vi si opporrebbe.

Non saranno abolite quelle norme da Stato di Polizia tributaria (redditometro, “solve et repete”, inversione dell’onere della prova a carico del contribuente), introdotte da Berlusconi (e non da Monti), che stanno flagellando cittadini ed imprese: Fassina vi si opporrebbe in nome della lotta all’evasione fiscale.

Non sarà abrogata, probabilmente, nemmeno quella parte della riforma del lavoro, elaborata da Elsa Fornero, che ha ristretto le maglie della flessibilità in entrata (bruciando diecine di migliaia di posti di lavoro): Fassina vi si opporrebbe in nome della lotta al precariato.

Insomma, nulla di quello che servirebbe al Paese, per rifiatare e rimettersi in carreggiata, potrà mai essere posto in essere: Fassina non lo consentirebbe.

Non resta che confidare, dunque, nel commissariamento del Fondo Monetario Internazionale.



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8 Responses to "La nomina di Fassina a vice ministro dell’Economia è un insulto"

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  • camelot says:
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