Donne che odiano le donne

Il linguaggio è una cosa importante: è pensiero. «Chi parla male, pensa male, vive male» – ci ricordava, in un film, Nanni Moretti. È lo strumento mediante il quale noi rappresentiamo, innanzitutto a noi stessi, il mondo, la vita, tutto ciò che ci circonda. È una prigione, in ultima istanza: delimita, circoscrive, rende maledettamente “finita” la possibilità di conoscerci, di capirci, di avere chiara comprensione delle emozioni che proviamo. Fin quando non le riusciamo ad esprimere compiutamente, infatti, esse ci sfuggono; non ci sono chiare; è come se non esistessero. «Non c’è intuizione senza espressione» – diceva, saggiamente, Benedetto Croce.

Ecco. Forse faremmo bene ad interrogarci su un neologismo che, da qualche settimana, ha esordito nel nostro paese: femminicidio; e che evoca pensieri e concetti non proprio lusinghieri.

Chi lo impiega, vorrebbe che nel nostro ordinamento fosse introdotta una specifica aggravante per punire più severamente chi uccide le donne. Come se queste fossero “diverse”. Come se assassinarne una fosse più grave che ammazzare un uomo. Ma questo dettaglio, almeno in questa sede, conta fino ad un certo punto. Ciò che rileva, invece, è il fatto che talune donne abbiano coniato una espressione al cui interno figura la parola femmina. Vediamone i significati.

Dallo Zanichelli: A, sostantivo femminile. 1. Negli organismi a sessi separati, l’individuo portatore di gameti femminili atti a essere fecondati da quelli maschili al fine della riproduzione della specie: la femmina del lupo, del cervo. 2. Donna (specie in senso spregiativo): la curiosità è femmina. 3 (figurato). Persona debole, timida e vile: quell’uomo è una femmina. B, in funzione di aggettivo. 1. Detto di donna fisicamente dotata e desiderabile: quella ragazza è molto femmina (…). 3. Si usa per indicare il sesso femminile di animali il cui nome è un sostantivo di genere promiscuo: un leopardo femmina, un falco femmina.

Dunque, le signore che hanno inventato il succitato termine, e che chiedono «al Governo di convocare con massima urgenza gli Stati Generali contro la violenza sulle donne. La lotta contro ogni forma di sopruso, fisico e psicologico, verbale e virtuale, deve essere la priorità dell’agenda politica di Governo e Parlamento», hanno voluto ch’esso si richiamasse ad un lemma che, abitualmente, viene impiegato correttamente per: 1) parlare in modo spregiativo, e dunque male, delle donne; 2) indicare gli animali di sesso femminile.

A occhio e croce, non proprio una scelta rispettosa delle donne.



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