Si privatizza ovunque tranne che in Italia. Ora anche nella Francia del socialcomunista Hollande

La Thatcher è morta ma continua a fare proseliti. Per la gioia di noi liberal-conservatori.

In principio fu il socialista massimalista Gordon Brown. Aveva bisogno di ridurre il debito del Regno Unito, paurosamente lievitato a causa di una serie di salvataggi pubblici a favore di banche e compagnie assicurative, perciò decise (correva l’Anno Domini 2009) di mettere mano al patrimonio dello stato e di alienarne una parte: mediante privatizzazioni. Ebbe, allora, a vendersi (letteralmente) i ponti, la società di gestione delle scommesse, la linea ferroviaria ad alta velocità ed altro ancora.

Fu, poi, la volta del socialista liberale José Luis Rodríguez Zapatero. Anche la Spagna, a causa della crisi, aveva visto esplodere il debito, talché il Nostro decise di falcidiarlo mediante la dismissione di alcuni asset pubblici: ebbe a privatizzare taluni aeroporti e la società di gestione della lotteria nazionale.

Ora, invece, pare essere il turno di Franceschiello Hollande, l’impresentabile socialcomunista che alloggia, da un annetto, all’Eliseo.

La Francia ha grossi problemi e viene considerata, in primis dalla Germania, uno dei “malati” del Vecchio Continente: ha un elevato deficit, un livello di spesa pubblica (in rapporto al Pil) insostenibile (nel 2014, addirittura, arriverà a superare il 57%), perde competitività e la sua economia è in recessione. Che fare, dunque, per uscire dallo stallo?

Il duo Hollande-Ayrault ha individuato una soluzione (almeno in parte, però, socialista, ahinoi): vendere talune partecipazioni societarie detenute dallo stato ed utilizzare il ricavato per finanziare investimenti in infrastrutture, “banda larga” ed energie rinnovabili (e, forse, in minima parte anche per abbattere il debito). In questo modo, si stima, l’economia transalpina potrà ricevere uno stimolo.

Lo ho annunciato, una diecina di giorni fa, il primo ministro Jean-Marc Ayrault:

«Riteniamo che, in un certo numero di imprese pubbliche in cui la partecipazione dello stato è assai consistente, se ne possa alienare una parte per finanziare taluni investimenti».

A quali società pubbliche egli pensi, per ora non è noto. In ogni caso, le dismissioni saranno finalizzate a «ridurre il tasso di partecipazione» dello stato o a «vendere partecipazioni non strategiche».

Sono sessanta le aziende in cui lo stato detiene la totalità, o una buona parte, delle azioni. E, dalla loro vendita, si potrebbero ricavare tra i 60 e i 78 miliardi di euro. Non proprio briciole.

Come si può appurare, all’estero il tema della privatizzazioni viene affrontato senza problema alcuno. Addirittura dai governi socialisti che, per ragioni ideologiche e culturali, dovrebbero considerarlo un tabù.

Solo da noi, che pure abbiamo il secondo debito pubblico in Europa ed il quarto al mondo (per consistenza), e per il quale spendiamo circa 80 miliardi l’anno in interessi, nessuno osa nemmeno metterlo in agenda (e pensare che avremmo tanta “roba” da vendere: 1.800 miliardi di attivi patrimoniali).

E abbiamo pure la faccia tosta di prendercela con la Germania?



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5 Responses to "Si privatizza ovunque tranne che in Italia. Ora anche nella Francia del socialcomunista Hollande"

  • giesse51 says:
  • camelot says:
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