Caso Previti, la prescrizione non salva Travaglio: condannato in via definitiva per diffamazione

Riepilogo i fatti riportando quanto ho scritto in un post nel 2011.

«Nel 2002, Marco Travaglio scrive un articolo su L’Espresso. In esso riporta il contenuto di un verbale d’interrogatorio contenente le dichiarazioni di un testimone di giustizia; non senza però averlo prima manipolato, onde stravolgere il senso delle affermazioni del dichiarante e indurre il lettore a ritenere, erroneamente, che Cesare Previti abbia partecipatoad un summit nello studio di un altro avvocato eccellente, Carlo Taormina, per depistare le indagini per mafia su Marcello Dell’Utri“.

Letto l’articolo, Previti lo trascina in tribunale con una querela per diffamazione. Il giudice gli dà ragioneUna cesura arbitraria che ha modificato il senso della frase travisando il fatto»), e condanna ad otto mesi di reclusione Travaglio. Questi, allora, fa ricorso al Giudice d’Appello che, l’8 gennaio 2010, pur confermando la condanna di primo grado, gli commuta la pena in una multa di 1.000 euro.

Alla Procura Generale, allora, non resta che attendere il deposito della sentenza di secondo grado per poter far ricorso in Cassazione. Sennonché, il giudice d’Appello, invece d’impiegare due mesi per scrivere le motivazioni, come s’era impegnato a fare, ne impiega dodici. E il reato cade in prescrizione.

In questo modo, nonostante due condanne, in primo e secondo grado, il Nostro si salva in zona Cesarini».

È bene ricordare, prima di proseguire, cosa hanno scritto i giudici nelle motivazioni delle sentenze di condanna:

«La circostanza relativa alla presenza dell’onorevole Previti in un contesto di affari illeciti è stata inserita nell’articolo mediante un accostamento indubbiamente insinuanteè evidente che l’omissione del contenuto integrale della frase di Riccio, riportata solo parzialmente nell’articolo, ne ha stravolto il significato. Travaglio ha fornito una distorta rappresentazione del fattoal precipuo scopo di insinuare sospetti sull’effettivo ruolo svolto da Previti». «Le modalità di confezionamento dell’articolo risultano sintomatiche della sussistenza, in capo all’autore, di una precisa consapevolezza dell’attitudine offensiva della condotta e della sua concreta idoneità lesiva della reputazione» (motivazioni della sentenza di condanna di primo grado).

«La sentenza impugnata deve essere confermata nel merito in quanto ottimamente motivata, con piena aderenza alle risultanze processuali… con giuste e corrette considerazioni in diritto; il tutto da intendersi qui riportato, senza inutili ripetizioni, come parte integrante della presente motivazione. È appena il caso di ribadire la portata diffamatoria nei confronti dell’on. Previti… Bastava omettere la frase “in quell’occasione presso lo studio dell’avv. Taormina era presente anche l’onorevole Previti” per evitare qualunque diffamazione, senza togliere alcunché alla notizia… Proprio l’averlo inutilmente nominato, e l’aver totalmente omesso la specifica precisazione circa l’assenza fatta dal teste, è prova del dolo da parte del Travaglio» (motivazioni della sentenza di condanna del giudice d’Appello).

Ed arriviamo ai giorni nostri.

Il Giornale, stamane, ci informa che Travaglio, nonostante la prescrizione del reato (e per ragioni che non ho ben compreso, francamente), ieri è stato condannato in via definitiva per diffamazione:

«La prescrizione non salva Marco Travaglio: il vicedirettore del Fatto Quotidiano è stato condannato ieri in via definitiva per diffamazione ai danni di Cesare Previti: accusandolo di avere partecipato a un summit dove non aveva messo piede. Il processo sembrava destinato a svanire nel nulla, grazie ai tempi lumaca: articolo del 2003 (in verità, l’articolo è del 2002, nota di Camelot), cinque anni per la prima sentenza di condanna, altri due per l’appello. Il giudice impiega un anno a scrivere le motivazioni e il reato si prescrive: anche perché Travaglio non rinuncia al beneficio. Ieri in Cassazione la sorpresa: Previti, difeso dall’avvocato Salvatore Pino, ottiene che il ricorso sia dichiarato inammissibile. E la condanna torna definitiva».



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3 Responses to "Caso Previti, la prescrizione non salva Travaglio: condannato in via definitiva per diffamazione"

  • italo boschi says:
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